Ci siamo… Stop all’orologio. Stop alle telefonate. Prepariamoci… mano al telefono, obiettivo capovolto e via! È arrivato il momento selfie.

Scagli la prima pietra chi di voi non pratica l’arte del selfie, pre, post o durante la corsa.

Io ne sono addicted, come alla più bieca delle droghe. Mi nascondo dietro la scusa del blog, in realtà si tratta di un problema ben più serio: la vanità. Vanità figlia della superbia e quindi, per trasposizione, peccato capitale. Click!

Selfie con bastoncino di prolunga, selfie appoggiando il telefono in maniera precaria a un ramo, selfie con il telefono buttato sulle scale di una scuola e il rischio furto dietro l’angolo, selfie allo specchio nello spogliatoio della palestra, selfie con alle spalle i monumenti di una città, selfie con mano sulla faccia per coprire le occhiaie. Ho materiale per scriverci un libro o per farci un album fotografico, ben rilegato, in stile matrimonio.

Click! Oh mamma, che occhiaie, sarà colpa la luce! Ma perché non vado a correre truccata all’alba? Forse perché dovrei svegliarmi alle 4 del mattino per regalarmi un aspetto decente? Ma, insomma, così sembro proprio uscita da un frullatore.

Click! I capelli… Perché i capelli non reggono alla piega quando corro?

Click, click, click…

E intanto, inesorabilmente, la pausa tra una ripetuta e l’altra, che doveva essere di due minuti, è diventata di un quarto d’ora. Però meritava perché questo selfie è venuto davvero bene.

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