Just a perfect day. Questa mattina Lou Reed continua a ronzarmi nella testa. Penso alla mia Stramilano di ieri e penso a quanto sia stata per me una gara perfetta. Ho corso bene, senza sofferenza, costante, senza cali di energia. Sono arrivata accelerando. Avrei fatto il mio personale se non ci fossero stati quei 500 metri in più, che tutti i gps hanno rilevato. Ma, soprattutto, ho corso felice e con entusiasmo. Ero sola. O meglio, sul percorso, dentro e fuori la gara, era pieno di persone che conoscevo. La gara in sé, però, l’ho corsa con le mie gambe e con la mia testa, senza cedimenti psicologici. Mi sembra un traguardo grandissimo, alla luce della pessima prova al Trofeo Sempione della scorsa settimana e dei pochi allenamenti di febbraio e marzo, a New York e a Parigi. Ma la vita ha dimostrato, anche questa volta, di saper regalare grandi sorprese.

Fino a qualche giorno fa, ero in modalità pessimismo e fastidio. Domenica scorsa, sempre in Arena, ricordo il mio arrivo sofferto al Trofeo Sempione, la medaglia di vetro che mi cade per terra e che si spezza. Io che la getto sugli spalti, come atto simbolico di disappunto verso me stessa e verso uno sport che non perdona i tuoi momenti di debolezza. Ricordo il coach che mi dice all’arrivo che non ho testa, dopo avermi bacchettata in gara, di fronte ai miei lamenti, con uno: “Stai zitta e muovi quelle gambe”.

In settimana, mi alleno senza aspettative per questa Stramilano. Inizia a fare molto caldo e il mio corpo non è abituato a queste temperature.

Arriva domenica mattina. Porto nel taschino dei pantaloni due gel della Enervit, le chiavi di casa e il biglietto del tram. Penso che, qualsiasi cosa succeda, potrò tornare a casa senza problemi. Valuto seriamente l’ipotesi di ritirarmi per evitare l’agonia.

Invece, ecco la sorpresa. Bastano i primi passi in gara per capire che la mia Stramilano sarà diversa da come mi aspettavo. Parto con Francesca, che lascio sfilare al terzo chilometro, e proseguo da sola. Alcuni chilometri scivolano senza che nemmeno me ne accorga. Le due salite, all’altezza del Fatebenefratelli e dei Bastioni, passano in tutta tranquillità. Scandisco nella mia testa il traguardo del primo terzo di gara. Al 9°, alla Rotonda della Besana, incontro Lisa, che mi aspetta e corre con me fino al ristoro. Passo accanto alla mia redazione e penso a quanto amo il mio lavoro. Tutto mi sembra così familiare lì intorno. In via Solari inizio a ritrovare il mio territorio domestico. Incontro infatti Mario, che saluto con entusiasmo, e la mia amica Cristina, che mia aspetta all’incrocio con via Stendhal. Sento Marcello, che mi incita all’angolo di piazza Napoli. Due terzi della gara sono andati. L’ultimo terzo, che lo scorso anno avevo particolarmente sofferto, questa volta è invece tutto in discesa. Entro nell’arena accelerando e taglio il traguardo felice e incredula.

Dopo una prova così, cosa posso volere di più? Per me questa Stramilano è stata bellissima. Mi sono sentita tornare me stessa e piena di energie, dopo un inverno in cui mi sembrava di avere legate ai piedi delle palle di piombo.

Da brava cronista, però, voglio farmi interprete della voce di altri podisti che ieri hanno rilevato delle criticità, affinché l’organizzazione possa migliorarsi e offrire un servizio adeguato a una competizione di peso internazionale, che ha raggiunto il record dei 7.000 partecipanti.

Partiamo dall’orario. Lo start alle 11, anche quest’anno ritardato di 10 minuti, è davvero azzardato per una mezza maratona, considerando il caldo che può esserci (e che c’è stato).

I km erano segnati in maniera imprecisa e la gara era più lunga. Tutti i gps hanno registrato circa 500 metri in più.

I ristori erano in numero sufficiente ma con pochi volontari, il che ha comportato alcuni inconvenienti, come il fatto che non tutte le bottigliette d’acqua fossero aperte  (forse sarebbe stato meglio offrire dei bicchieri pronti ai podisti). All’arrivo, inoltre, già prima delle due ore non c’era più cibo. Non mi riferisco al ‘Pasta party’, organizzato nel tendone allestito dalla Crocerossa, ma a quei piccoli snack, tipo banane, fette biscottate o biscotti, che molti necessitano subito dopo uno sforzo di questo tipo.

L’assenza di spogliatoi. Il sole ci ha graziati ma, con la pioggia, dove ci saremmo cambiati?

Il sempre complicato attraversamento sul ponte per ritirare le sacche gara.

Problemi nel ritiro pettorali e nell’arrivo delle lettere di conferma per alcuni gruppi.

Positivo invece il lavoro di blocco del traffico. Le strade erano perfettamente controllate dai vigili e dai volontari e i milanesi hanno partecipato sentitamente alla gara anche da tifosi.

Insomma, credo che bastino alcuni accorgimenti perché la Stramilano possa essere ricordata da tutti i podisti come un Perfect day. Come il mio è stato.

Con le mie compagne di squadra e in gara, fotografata da Cristina. Indossavo total look Asics.

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