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Il racconto di come la Color run abbia risvegliato il mio lato bambino

5 settembre 2016

Da bambina mi sporcavo spesso. Faccio parte di quella generazione che trascorreva i suoi pomeriggi in cortile a giocare a nascondino, pallavolo, tennis, elastico, corda, insomma a tutte quelle attività fisiche dopo le quali si rientrava a casa conciati da buttare via (con buona pace di mia madre).

Per questo non ho paura di sporcarmi. Anzi mi diverte moltissimo l’idea farlo, proprio perché non ho più occasione di abbandonarmi a questa licenza puerile. Tranne in qualche rara occasione.

Una di queste è stata la Color run. Brooks mi ha invitata a partecipare all’ultima tappa italiana della corsa più divertente del pianeta, lo scorso 3 settembre a Milano, e non ho saputo dire di no. Non importava che avessi in programma un’ora di esercizi di tecnica lo stesso giorno e un lungo di 22 km quello successivo. Volevo provare a sporcarmi a puntino facendo una delle cose che amo di più, cioè correre.

La Color run non è una corsa competitiva. È una manifestazione ludica sviluppata su un percorso di 5 km da corricchiare o camminare, attraversando i punti colore dove un gruppo di volontari trasforma in creature arcobaleno i runner festaioli. Ragazzi, ragazze cresciuti come me, bambini, famiglie… La Color run è una corsa per tutti e questo è il suo bello.

Sabato, infatti, sono stata protagonista di una grande festa. Ho riso, ho ballato, ho riscoperto il mio lato bambino. E sono stata protagonista di un evento che ha avuto anche un aspetto solidale. Oltre 6.000 euro provenienti dalle iscrizioni sono state infatti devolute alle popolazioni terremotate. Beneficenza e tanto, tanto divertimento. Come nella filosofia di Brooks: #Runhappy. Perché sempre dobbiamo tagliare il traguardo con uno sprint. Alle volte, è lecito concedersi un sorriso.

Il passaggio più originale? Senza dubbio quello dove Brooks ha installato un telo lungo 25 metri sul quale ben 15 mila color runner hanno lasciato la loro impronta, una sorta di run signature, espressione dello stile unico di ciascuno nella corsa.

Concetto legato alla festa, in quel frangente, ma dai risvolti estremamente tecnici. Run signature utilizza infatti un approccio olistico e la più avanzata tecnologia per identificare il modo naturale in cui si muove il corpo di ogni runner allo scopo di scegliere la calzatura più adatta al proprio stile di corsa.

“Abbiamo voluto creare una sorta di opera d’arte collettiva, una vera e propria firma fatta di 30 mila impronte che celebra appunto, la gioia di correre assieme e divertirsi”, ha detto Susana Pezzi, communications manager di Brooks Italia. Qui il link del divertente video.

E così si è concluso il mio sabato pomeriggio. Mentre rientravo a casa pensavo che ero legittimata a fare tutto. Anche a salire sull’autobus conciata come una pazza e incurante degli sguardi di chi mi stava intorno. Sabato, in fondo, sono tornata per qualche ora bambina. Domenica sarebbe stato un altro giorno. Il tempo per rientrare nei ranghi poteva aspettare ancora qualche fermata.

 

Io alla Color run

io alla color run 2

Brooks 1

Brooks 2

 

 

 

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