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I riti scaramantici del runner

9 luglio 2015

Sport e superstizione vanno spesso a braccetto. L’esempio forse più celebre è quello di Michael Jordan che, durante tutta la sua carriera, indossò sotto la divisa ufficiale dei Chicago Bulls i pantaloncini dell’università che aveva frequentato in North Carolina. Ma non bisogna necessariamente elevarsi all’Olimpo dei numeri uno per scoprire l’esistenza di bizzarri rituali propiziatori e gesti scaramantici, che contraddistinguono anche il pre-gara dell’amatore e, nello specifico di mia competenza, del runner amatore. Qui ne ho raccolto un quadro sintetico che vi invito a integrare con le vostre personali esperienze. Senza timidezze, per favore. Assicuro la massima riservatezza a tutti i “rei” confessi.

1.La Kabbalah del pettorale.
Sto dando priorità alla categoria a cui appartengo, quella dei fissati con il numero di pettorale. Io ho una certezza: se mi capita un numero che contiene un 5 andrà tutto bene, anzi potrei addirittura puntare a fare il mio personal best, se mi capita un 8 sono guai seri. Come minimo si scatenerà un diluvio o farà terribilmente caldo o dovrò aspettarmi qualche altra calamità naturale. Condizionamento? Può darsi. Però vi assicuro che finora la mia personalissima Kabbalah non è mai stata smentita.

2.Il riuso.
In tempi di attenzione all’ambiente e all’ecosostenbilità, ritengo lodevole l’atteggiamento del riutilizzatore seriale, ovvero di colui che ricicla indumenti o oggetti. Qui l’elenco potrebbe essere infinito. C’è chi mette i calzini dell’allenamento precedente perché ha paura che quelli freschi di bucato possano causare uno scivolamento (cito testuali parole!), c’è chi indossa sempre la stessa maglia amuleto e chi punta il pettorale solo con spillette di gare precedenti. Per non parlare poi delle scarpe usate e abusate. Unico consiglio che mi sento di dare al riutilizzatore seriale è quello di coltivare una frequentazione assidua con il detersivo per il bucato. Ne saremo tutti più felici alla linea di partenza.

3.La religione.
Platealmente o nascosti tra la folla, alcuni runner si fanno il segno della croce prima di partire. Un gesto frequente tra gli sportivi. C’è chi però mi ha confessato di aver corso l’intera maratona di New York con un santino incollato al braccio, raffigurante Cosma e Damiano. La persona in questione è arrivata sana e salva al traguardo. Per chi non lo sapesse, Cosma e Damiano sono i patroni dei medici, noti per la loro capacità di operare miracoli. Certamente, se dovessi scegliere a che santo votarmi per una maratona, anche io mi affiderei a loro. Dieci e lode a questa scaramanzia. L’unica domanda è: ma il santino sarà stato plastificato? Chi corre sa a cosa mi riferisco…

4.Il misticismo del laccio.

I lacci delle scarpe tormentano tutti i runner. Doppio nodo ok. Ma siamo sicuri che non siano né troppo molli né troppo stretti? C’è chi ci passa i minuti a controllarli. Una persona in particolare mi ha raccontato che, prima di una gara, quando mancano due o tre minuti al via, si accovaccia, stringe i lacci e rimane ferma per 30 secondi in silenzio. In questo caso, parlerei di una vera e propria forma di misticismo con tanto di distaccamento dalla coscienza sensibile e apparizioni soprannaturali. Di solito, per fortuna, io attraverso questa fase solo dopo la seconda metà delle gara!

5.Le foto propiziatorie.
Noi cultrici dell’abbigliamento scegliamo con cura i capi da indossare durante le gare. Un rituale di tante ragazze è disporre su un piano i look ripiegati e ordinati per poi fotografarli e postarli sui social network la sera prima della gara. In particolare, una persona mi ha detto di avere l’abitudine di salire su una sedia per avere una prospettiva migliore. Bel trucco, non ci avevo mai pensato, infatti le sue foto sono sempre molto più belle delle mie. Da prenderne nota.

Per ora mi fermo qui, altrimenti scriverei un papiro. Ringraziamento d’obbligo a tutti gli amici che mi hanno gentilmente reso partecipe dei loro segreti e aiutato nello stilare questo elenco. Per privacy, ho deciso di non svelare i loro nomi ma sono sicura che i diretti interessati si saranno sentiti chiamati in causa in questa narrazione, dove ogni riferimento a fatti o personaggi non è puramente casuale.

To be continued.

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