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Sport therapy

19 marzo 2014


Cosa starà pensando il signore che corre affiancato dal suo labrador nero? E la ragazza che macina chilometri a passo deciso superando con grinta qualsiasi ostacolo? Cosa si staranno dicendo le due amiche che fanno jogging insieme tutte le mattine e non smettono per un secondo di parlare? 

Chi corre con abitudine nello stesso luogo è avvezzo a incrociare durante i suoi allenamenti le medesime persone durante tutto l’anno, con il cambiare del clima e delle stagioni. Ed è naturale che, prima o poi, venga da domandarsi che cosa passi nella mente di quelle persone. 
È come se ci si conoscesse senza mai essersi rivolti la parola. A fatica, forse, un rapido saluto, come vuole il galateo del running.

Il più delle volte, così, si rimane sospesi guardando di sfuggita gli altri e domandandosi cosa passi nella loro mente. 
Come nella scena finale di uno dei capisaldi della Nouvelle vague cinematografica, I 400 colpi di François Truffaut. Il protagonista Antoine scappa dal riformatorio e intraprende una corsa liberatoria verso quel mare, che non aveva mai visto. La telecamera stringe un primo piano sul suo viso, una volta immersi i piedi nelle acque di una spiaggia infinita del nord della Francia. 
Lo spettatore si aspetterebbe una parola, invece è silenzio. Che cosa starà pensando Antoine?

Due film maker, Matan Rochlitz e Ivo Gormley, sono partiti proprio dall’idea che la mente dei corridori amatoriali sia particolarmente prolifica durante gli allenamenti e, soprattutto, che le inibizioni siano affievolite in questo specifico momento per costruire un docu-film sulle confessioni strappate ai runner dei parchi londinesi, intitolato The runners
Uno spaccato ironico e commovente sui vissuti più intimi delle persone, con riflessioni sulla vita, sulla morte, sull’amore e sull’amicizia.

A confermare che la corsa, in fondo, non è solo allenamento fisico ma una sorta di catarsi spirituale. 
A volte, più efficace e meno costosa di una seduta dallo psicanalista.

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