Experience

Emozione Stramilano

24 marzo 2014

Una sequenza che va da cinque a dieci fino ad arrivare a 21 chilometri. La Stramilano per me è stata un gioco al raddoppio. Ho esordito con la cinque, accompagnata da una cara amica, sono passata alla dieci e, quest’anno, mi sono cimentata nella mezza maratona agonistica.

In tutti e tre i casi, ho visto la città cambiare per qualche ora, dando la possibilità alle persone di scoprire, correndo, una Milano diversa. Con buona pace degli automobilisti. Quello che più mi ha colpito quest’anno è stato il tifo. Lungo tutto il percorso ho trovato gente pronta ad incitarci, a sostenerci… È incredibile quanta motivazione possa darti un incoraggiamento. Certo, ho visto qualcuno attraversare la manifestazione con lo scooter, ho sentito qualcuno borbottare “questi domani saranno tutti a casa dal lavoro con l’influenza”. Ma, per fortuna, sono stati rari casi di maleducazione e antisportività. I milanesi sono stati fantastici e non mi hanno fatta pentire di avere osato questa mezza dalle premesse non rosee: mal di schiena e previsioni del tempo orrende.

La mattina la sveglia suona alle 8, orario più che decente, mi affaccio alla finestra e vedo che non piove. Grido al miracolo. Mi vesto, prendo la sacca e parto verso la sede dei Road runners, la mia squadra. I Road hanno offerto ai loro soci (305 iscritti su 6 mila partecipanti alla mezza) la possibilità di cambiarsi e di lasciare le proprie cose in sede. Un vantaggio non da poco, considerando la coda per il deposito sacche.

Arrivata lì ho la certezza che sarò una delle ultime nella classifica di squadra! La gente è tecnicissima. Sono quasi tutti in calzoncini e canotta, nonostante fuori ci siano 8 gradi, e si spalmano dei gel mentolati per scaldare i muscoli. Escono ricoperti da sacchi della spazzatura per non prendere freddo prima della partenza. Penso tra di me che, col cavolo mi metto un sacco di plastica addosso! Ho una reputazione da difendere! Perciò sono vestita in lungo con la giacca antivento, ovviamente logatissima. Tanto, il mio risultato sarà quel che sarà…

Entro in griglia e anche qui la maggior parte dei corridori si scalda mentre io faccio foto per il blog.

Sparo di cannone. Si parte!

Iniziano per me i miei primi 21 chilometri agonistici. Cerco di seguire il pacemaker delle due ore (è una persona che corre con dei palloncini attaccati alla schiena e tiene il ritmo). Ce la faccio solo per qualche chilometro. Poi penso: “Chiara non sei pronta per le due ore, goditela”. Ecco, goditela è un parolone.
Per i primi 13 chilometri va tutto bene. Poi inizio a sentire la stanchezza e dolori vari. Due settimane di fashion week e poco allenamento si pagano caramente. Però vado avanti. Mi prendo tutti gli incitamenti, mi fermo a tutti i ristori. C’è il sole, Milano così è bellissima. Il vento contrario in via Washington, al sedicesimo, mi spezza le gambe. Giriamo in una strada laterale, tra alberi in fiore, e vedo, come Fantozzi, l’arcangelo Gabriele. La pace è dietro l’angolo…
Poco dopo, infatti, ritorno su corso Sempione (per la terza volta in gara!) e, come un miraggio, appare il Castello sforzesco. Ci sono!
Sfilo dentro il parco e arrivo all’Arena. Con me, taglia il traguardo un nonnino vicino ai 100 anni, che ansima in maniera preoccupante. Ma nel suo sguardo c’è tutta la gioia di avercela fatta. Chissà quante mezze maratone avrà alle spalle?

Io ho chiuso la mia prima agonistica in 2 ore e 10. Risultato scarso per i professionisti ma che per me rappresenta una vittoria. La vittoria di una persona che non è nata con un’indole sportiva ma che è arrivata a vincere una sfida con se stessa e, in qualche anno di fascinazione per il running, a tagliare il nastro della sua prima mezza.

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