Preferite correre in solitudine o in compagnia?

Ve lo chiedo perché spesso mi pongo questa domanda e faccio fatica a darmi una risposta valida in senso assoluto.

Quando ho iniziato a correre, praticamente uscivo sempre da sola. Avevo preparato la mia prima mezza senza tabelle, improvvisando un 18 km in solitaria. Era uno splendido sabato pomeriggio di gennaio, di quelli che fanno già assaporare la primavera ancora lontana, e la mia mente andava veloce, in un vortice di mille pensieri positivi. Pensieri che mi assecondavano in questa avventura, distraendomi dal dolore subdolo che, ancora non lo sapevo, piano piano mi avrebbe ingessato le gambe rendendo un’impresa ardua salire anche quattro gradini di scale.

Poi è arrivata la squadra e da quel momento ho apprezzato il piacere di allenarmi in compagnia. Uscire con gli amici ha reso tutto più semplice e ha trasformato gli allenamenti in momenti di divertimento e di condivisione, oltre che di fatica.

Nonostante questo, però, ci sono delle volte in cui preferisco ancora usare la corsa come una sorta di contesto di riflessione e di estraniazione dal mondo. Un momento da vivere in solitaria, concentrarmi sui miei passi e sul mio respiro. Questo mi aiuta a liberare la mente, a lasciare scorrere i pensieri e a formulare tante idee e progetti, grazie al buon influsso delle endorfine in circolo.

In base alla mia esperienza personale, mi sono dunque fatta questa idea. Correndo da soli è molto più facile essere completamente immersi nell’attività che si sta facendo, concentrandosi sull’allenamento stesso. Inoltre, è piacevole l’idea di dedicare un momento solo a se stessi. Correre in compagnia è invece più motivante in tante circostanze: serve a darci uno stimolo quando il tempo è avverso, quando siamo troppo stanchi o quando, la domenica mattina, si preferirebbe rimanere sotto le coperte. Avere come punto di riferimento qualcuno che è un po’ più forte di noi è anche utile per migliorarsi negli esercizi. Se si scelgono bene i propri compagni di allenamento, si può infatti essere maggiormente spronati a spingersi oltre uscita dopo uscita.

In questo senso, dal mio punto di vista, non esiste una risposta univoca alla mia domanda. Forse la verità è che noi runner siamo animali solitari, che troviamo nel branco un punto di riferimento e uno stimolo per fare sempre meglio e di più.

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