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“Di qui non si passa”. Ode agli alpini e all’Alpincup

18 novembre 2013

Meno male che ci sono gli alpini.
In questo mondo di incertezze, dove tutti navighiamo a vista nel mare magnum della crisi, delle turbolenze politiche e sociali e chi più ne ha più ne metta, la figura dell’alpino ci riporta un po’ con i piedi per terra, a quell’Italia bella che nessuno, né la Merkel né lo spread, ci possono toccare.
L’Italia vera, genuina, come una domenica mattina d’autunno al Parco nord Milano, riuniti in 1.500 per l’Alpincup. Organizzata dall’Associazione nazionale alpini, la nona edizione della corsa, una mezza maratona e una 10,50 non competitiva, è stata una festa per tutti grazie all’impegno dei mitici uomini di montagna dal cappello piumato.
Evviva gli alpini, che altro posso dire? Non è da tutti organizzare un ristoro con hot dog, anzi panini con il wusterl spalmati di senape, cotti al momento dai mitici veterani, sfilatini alla nutella preparati dalle volontarie, che ti strizzano l’occhio quando ti vedono arrivare a fine corsa vorace come un leone privato da giorni del pasto, e bicchieri di the caldo per confortare lo spirito intirizzito dai primi freddi.
Alla riconsegna del chip, c’era pure una lotteria. In palio vini, salumi, marmellate e dolciumi. Ovviamente non ho vinto nulla, nemmeno consegnando tre chip, ma non volevo credere ai miei occhi. Tagliatelle e pelati nel sacco gara.
In Italia siamo i migliori, ho pensato, soprattutto sul cibo.
Ma ce la caviamo bene anche nella corsa, visto che la mezza l’ha vinta Danilo Goffi, primo nella sua categoria alla Maratona di New York 2013.
Ovviamente mi ha doppiata, mentre io ero all’ottavo, e mi sono messa a gridare come una groupie “vai Goffi, orgoglio italiano!”.
Ho preso la sua scia (per modo di dire) e con il supporto di Dario, che ha immolato la performance per me, sono arrivata in un tempo dignitoso.
L’incontro con il coach di Dario mi ha poi convinta a provare la prima mezza. Stramilano, sfilate permettendo.
Nel pomeriggio, mi sono pure comprata i Booster rosa… Cosa desiderare di più da una domenica di metà novembre?

 

 

 

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