Experience

Sono scesa sotto le due ore. Punto.

14 settembre 2015

Ce l’ho fatta. Ho abbattuto il muro delle due ore nella mezza maratona. E di ben cinque minuti. Se tre settimane fa qualcuno mi avesse chiesto quando ci sarei riuscita, avrei risposto che non ne avevo la più pallida idea. In realtà, non avevo nemmeno in programma una mezza maratona a settembre. L’ho deciso quattro giorni prima della gara. Questo però non vuol dire che non fossi allenata, anzi…

Ma facciamo un passo indietro. A fine luglio, vivo un’esperienza bellissima: la Stralivigno. Una mezza in quota, un ibrido, una sorta di trail. Senza pretese sul tempo (in origine volevo optare per la staffetta), chiudo in due ore e 30. Considerando i lunghissimi tratti camminati per via delle salite, incasso il tempo felice. Secondo il coach però, in quel momento, non ero pronta per una 21 chilometri (ne avevo fatte solo due improvvisate nel 2013, chiuse sempre sopra le due ore).

Vado in vacanza e seguo diligente gli allenamenti che mi vengono mandati tutte le settimane. I lunghi si allungano un pezzettino di più ogni volta. Perché? Mi domando. Evidentemente questa è la mia strada verso la mezza. Ma non oso fare domande. Gli allenamenti sono una sofferenza ad agosto. Patisco il caldo, le giornate sotto il sole in spiaggia e l’assenza di acqua durante i percorsi. L’unica cosa che mi fa arrivare alla fine è pensare al grigliatone o al frittone di pesce che mi aspettano dopo la corsa.

Torno a Milano e sono in forma. Due lunghi di allenamento fatti bene convincono il coach che è ora. “Vieni a fare la mezza a Parma”, mi dice. Ci penso due giorni ma sapevo già dentro di me che sarebbe stato un sì. Tra poco inizia la moda, mi dico, e so che non avrò più tempo per allenarmi a dovere. Battiamo quindi il ferro finché è caldo.

Domenica ci muoviamo all’alba dalla Canottieri alla volta di Parma. C’è chi fa la mezza, chi la 30 e chi i 10 chilometri.

Alla partenza siamo tutti schierati vicini ai top runner per non avere troppo scarto sul real time, poi ci dividiamo in gruppi. Iniziamo veloci per toglierci di mezzo, poi prendiamo il ritmo giusto. Sto zitta (sono nervosa) e seguo diligentemente le istruzioni. Siamo io, Mario, Francesco, Silvia e il coach. Fa caldo e umido poi, per fortuna, il cielo si copre. Sto bene, i primi dieci chilometri passano sereni a poco più di 54 minuti. Mario, a un certo punto, si mette pure a parlare con un laziale. Può dare di più. Infatti, a metà gara, lo lasciamo andare. Il coach mi si avvicina e mi chiede come sto. “Bene”, gli rispondo. “Adesso mantieni questa velocità, non di più anche se pensi di farcela”, mi dice. In effetti, al 13° inizio a soffrire. Cerco di non pensarci e di distrarmi osservando la città. “Non avere paura!”, mi viene gridato. Ma io ho sempre maledettamente paura quando il fiato mi diventa corto. Non sono abituata alla sofferenza. Passiamo al 15° in un’ora e 21’. Si rientra per la seconda volta nel parco. Ho un momento di grazia al 18°, poi però mi torna la stanchezza. Ma è finita. Capisco che ce la farò a stare sotto le due ore. Ce la farò anche se improvvisamente dovessi crollare e mi mettessi a correre a 6. I chilometri invece passano veloci… Vedo l’arrivo, ce l’ho fatta! Taglio il traguardo quando il cronometro segna 1h55’.

Sono ubriaca di felicità. All’inizio, in realtà, un po’ stordita dalla fatica però la gioia è tanta, non mi sembra vero. Dopo cinque minuti inizia a diluviare. Sono anche stata graziata dal meteo, cosa chiedere di più?

Da questa esperienza ho imparato che:
1) la corsa non regala niente, i miglioramenti li fai solo se ti alleni
2) giocare in squadra è meglio che in solitaria. Grazie ai Canottieri, anche a chi non ha corso e ci ha fatto il tifo, in primis grazie a Loredana
3) devo essere più disciplinata e ascoltare i consigli di chi ha più esperienza di me, anche se sono un po’ testa dura
4) ce la posso fare! Certo, non scenderò mai sotto una certa velocità, ne sono consapevole. Ma posso migliorare. Del resto, life is a race. La vita è tutta una gara. E io non mi sono mai tirata indietro di fronte a niente. In più la corsa mi sta rendendo ancora più tenace. Alle volte mi stupisco di me stessa. Forse ho in circolo troppe endorfine…

In tutto ciò, comunque, ero così concentrata che non ho fatto neanche una foto… Che sia diventata una runner così seria? Naaaaa

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