Quando racconto alle persone che non corrono in che cosa consistono i miei allenamenti, spesso vengo definita eroica.

L’appellativo di eroe mi fa sorridere ma posso capire quanto suoni strano alla gente “comune” che esista qualcuno così bizzarro da sacrificare parte dei suoi week-end per macinare chilometri senza una meta apparente. Qualcuno pronto a uscire con qualsiasi condizione atmosferica, a svegliarsi anche all’alba per incastrare la corsa tra tutti gli impegni familiari e professionali, a fare fatica per il semplice gusto di fare fatica. La vita di tutti è oggi già sufficientemente stressante e comprendo perfettamente le ragioni di chi mi trova, o ci trova, un po’ strani.

Forse però hanno ragione loro. Forse noi siamo degli eroi. Degli eroi dell’asfalto.

Indipendentemente da quanto siamo veloci o lenti, da quanto siamo giovani o vecchi, da quanto stiamo bene in calzoncini corti o strizzati in un paio di leggings fluo, noi runner siamo degli eroi.

Lo è il signore in sovrappeso che corre per dimagrire al pari di Usain Bolt al trionfo nei 100 metri. Lo è la signora non più giovanissima che si cimenta nelle campestri insieme alle ragazzine dell’agonismo. Lo è chi chiude la maratona in sei ore così come Shalane Flanagan, vincitrice di New York.

Siamo degli eroi perché sappiamo cosa vogliono dire le parole dedizione e sacrificio. Perché abbiamo una forza di volontà di ferro. Perché nulla, o quasi, ci può fermare.

Siamo degli eroi perché, come gladiatori, quando entriamo nell’arena, sfidiamo i tori inferociti, siano essi i nostri avversari o i nostri limiti.

Degli eroi che, dismessi i panni di Superman o di Wonderwoman, indossano quelli di professionisti, casalinghe, mariti, mogli, padri, madri e figli, pronti ad affrontare l’ancora più grande sfida della vita. Con un coraggio e una tenacia che gli altri possono solo immaginare.

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