Experience

In pista per una buona causa (così ho fatto la mia prima mezza maratona)

9 febbraio 2014
C’è una forza oscura che spinge decine di persone sane di mente a puntare la sveglia alle 6,30 del mattino, la domenica e in pieno inverno, per partecipare a una “tapasciata”, parola del dialetto lombardo e significa “camminata lunga e faticosa”, aggiungerei “nel fango”.
Questa forza oscura è il pacco gara gastronomico, normalmente composto da affettati, confezioni di pasta e delizie varie della cucina regionale. Una ragione sufficientemente allettante per affondare le scarpe nel terriccio madido dopo settimane di pioggia, rischiare di scivolare faccia a terra e rialzarsi con una maschera di fango (non termale) sul volto, cadere per sbaglio nel terreno delle mucche al pascolo e macchiare così in maniera irrecuperabile la nuova, meravigliosa, giacca tecnica indossata per inesperienza o, peggio, per vanità.
La mia prima tapasciata l’ho fatta essenzialmente per un motivo: provare a fare una mezza maratona senza avere ansia da prestazione, ovvero senza portarmi attaccato alla caviglia il peso di un temibile chip, moderno Chronos dal giudizio incontestabile. In più, ho scelto scientificamente la 5° edizione di Salamellando con l’Avis per il pregevole riscontro culinario, un panino con la salamella.
Ironia a parte, uno degli aspetti che trovo più unici della corsa è quello di poter correre per qualcosa, al di là del correre per se stessi, per ottenere un certo risultato o per approfittare di un lauto ristoro.
La mia amica Cristina mi ha girato qualche giorno fa il link a un post del Running blog di The guardian, dove è descritta attraverso un video l’avventura di sei guerrieri Masai che hanno corso l’ultima maratona di Londra con lo scopo di raccogliere fondi per costruire un pozzo nel loro villaggio rurale in Tanzania.
Credo che questo sia un meraviglioso esempio di come lo sport possa servire a supportare una buona causa.
Il 6 aprile ci sarà la 14° edizione della Maratona di Milano. Anche questa volta, sarà possibile partecipare al Charity program, iscrivendosi con una onlus alla staffetta. Un modo per dimostrare a tutti che correre fa bene e aiuta anche a fare del bene.
Ma tanti saranno gli appuntamenti della prossima primavera.
Basta allacciarsi le scarpette e iniziare a correre.
 

 

 

 


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